There is an AP article which a friend tipped me to in the Chicago Tribune. The usual cliches pepper this piece (my emphases):
Pope plans to revive old-style Latin mass
By Nicole Winfield
Associated PressMay 19, 2007
VATICAN CITY — A Vatican official has confirmed that Pope Benedict XVI plans to loosen restrictions on celebrating the old Latin mass, reviving a rite that was essentially swept away by the revolutionary reforms of the Second Vatican Council.
Cardinal Dario Castrillon Hoyos said at a meeting of Latin American bishops in Brazil this week that the pope wanted to give all Catholics greater access to the so-called Tridentine Mass because of a "new and renewed interest" in the rite.
Benedict is also acting in a bid to reach out to an ultraconservative schismatic group, the Society of St. Pius X, and bring it back into the Vatican’s fold, Castrillon Hoyos said Wednesday, according to a copy of his speech posted on the meeting’s Web site.
The late Archbishop Marcel Lefebvre founded the society in 1969 in Switzerland, opposed to the liberalizing reforms of the 1962-65 Second Vatican Council, particularly its reform of the Tridentine Mass into the modern liturgy celebrated today in the vernacular.
The Second Vatican Council was a landmark event in the Roman Catholic Church, modernizing the liturgy and its relations with other faiths. Benedict attended the council as a young theological expert and has long lamented what he considers the erroneous interpretation of its work.
He has made clear he greatly admires the 16th Century rite and in a recent document urged seminarians and the faithful alike to learn Latin prayers.
The Tridentine Mass differs significantly from the new mass: It is celebrated in Latin, with the priest facing the altar away from the faithful. The rank and file do not participate actively in the service.
Castrillon Hoyos noted that the Tridentine liturgy had never been abolished. Currently, local bishops must grant permission for priests to celebrate it — a bureaucratic obstacle that fans say has greatly limited its availability.
Castrillon Hoyos was the second Vatican official to confirm the pope’s plans in as many months.
Castrillon Hoyos gave no date of when the pope’s document would be released. It remains unclear whether the pontiff will remove the requirement that bishops must approve each celebration.
He was the third to give a confirmation, actually. There was Card. Bertone and Card. Kasper.
At korazym.org find a piece dealing with both the Motu Proprio and the upcoming letter to Chinese Catholics. The article says the publication of the MP is "imminent". The author, Mattia Bianchi, states that the two documents will mark special stages in Benedict XVI’s pontificate. The article effectively repeats what Card. Castrillon Hoyos said in Brasil.
On the other hand, the letter to the Chinese will be "long and articulated", which perhaps means that it will be broken down into distinct sections dealing with various topics. Apparently it will deal not only with pastoral issues, but also doctrinal. A main point of concern will be episcopal consecrations conducted without the mandate of the Holy See. It was expected around Easter, but translation problems held it up. No surprise there! The date of publication will probably be 27 May, Pentecost Sunday.
My emphases:
Messa in latino e lettera ai cattolici cinesi. A breve, la pubblicazione dei due documenti del papa
di Mattia Bianchi/ 19/05/2007
Il primo servirà a favorire il disgelo con i lefebvriani, la seconda per dare voce alle problematiche pastorali e dottrinali dell’azione della Chiesa nel Paese. Con la pubblicazione imminente del motu proprio sulla liberalizzazione del rito tridentino e della lettera ai cattolici della Cina di Benedetto XVI, stanno per essere definite due tappe fondamentali del pontificato. Documenti che rispondono ad esigenze diverse, che metteranno all’ordine del giorno due ferite della storia recente della Chiesa: lo scisma compiuto da mons. Marcel Lefebvre in polemica con le novità del Concilio Vaticano II e il mancato riconoscimento da parte di Pechino del ruolo del papa e dei vescovi legati alla Santa Sede.
IL MOTU PROPRIO SUL RITO TRIDENTINO. Del documento che liberalizzerà il rito preconciliare della Messa per quanti ne faranno richiesta, ha parlato il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia Commissione ”Ecclesia Dei”, durante il suo intervento alla Conferenza dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, ad Aparecida, in Brasile. Non si tratterà di ”un ritorno all’indietro”, ha spiegato il presule, ma di ”un’offerta generosa del vicario di Cristo” che metterà ”a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina”, capaci da secoli di ”nutrire la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici”. Insomma, nessuna restaurazione, come ipotizzato nei mesi scorsi dai media di mezzo mondo.
Piuttosto, la volontà del papa di dare un segnale ai lefebvriani, conservando al tempo stesso “gli immensi tesori spirituali, culturali ed estetici legati alla liturgia antica”, che la Chiesa ha usato per quasi 2mila anni. Il porporato colombiano, alla guida della Commissione istituita nel 1988 da Giovanni Paolo II per favorire il ritorno nella Chiesa dei seguaci dell’arcivescovo Marcel Lefebvre, ha evidenziato il “nuovo e rinnovato interesse” per il rito latino, spiegando che proprio per questo motivo il papa “pensa che sia arrivato il tempo di facilitarne l’accesso”, come ad una delle tante forme “dell’unico rito romano”. Ancora presto per parlare dei possibili risultati legati all’apertura del papa, anche perché la questione lefebvriana non si limita a mere questioni linguistiche. Molto più spinosi i nodi legati al riconoscimento di alcuni capisaldi del Concilio, come la libertà di coscienza e religiosa e l’ecumenismo.
LA LETTERA AI CATTOLICI CINESI. Un testo lungo e articolato per parlare ai milioni di cattolici che vivono in Cina. La lettera di Benedetto XVI, annunciata il 19 e 20 gennaio, sarà pubblicata con tutta probabilità la domenica di Pentecoste (27 maggio), o poco dopo. Secondo l’agenzia Apcom, che ha anticipato la data, la missiva sviscererà tutte le problematiche della vita e della missione della Chiesa in Cina e affronterà "sia temi pastorali che dottrinali". Primo fra tutti, la questione delle ordinazioni episcopali che non potranno prescindere dalla legittimazione del papa e della Santa Sede. Benedetto XVI non vuole certo irritare le autorità di Pechino, ma spiegherà comunque il valore religioso della comunione dei vescovi con il successore di Pietro. La pubblicazione della lettera, (attesa inizialmente per Pasqua) è stata posticipata per ragioni tecniche di redazione e traduzione. Sarà infatti diffusa al contempo in cinese, italiano, francese e inglese.
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In the Italian daily Il Messaggero we have a piece entitled "Latin Mass in the home stretch", reassuring us that a derestriction of the older Mass is not a step backward! Thank heavens! This article claims that the Motu Proprio has been ready for some time now. The article suggests that the MP could come any time now. It frames the derestriction as a removal of burocratic obstacles to those who want it. An interesting way to put it: that would make the bishops bureaucrats, right? It also speaks of a certain number of people having to request it. It correctly underscores that Latin, the language, is important, but the spirituality of the older form of Mass is key.
In dirittura d’arrivo la messa in latino
«Ma non è un ritorno al passato»
CITTA’ DEL VATICANO (18 maggio) – «Non un ritorno all’indietro, ma un’offerta generosa del vicario di Cristo che metterà a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina, capaci da secoli di nutrire la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici».
Secondo il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia commissione "Ecclesia Dei", è in questa ottica che va interpretato l’imminente recupero della messa in latino da parte del Papa. Dopo vari slittamenti, la pubblicazione del "motu proprio" di Benedetto XVI sul recupero della messa pre-conciliare in latino, già pronto da tempo, sembra in dirittura d’arrivo. E la conferma è arrivata proprio dal cardinale Castrillon Hoyos ad Aparecida, in Brasile, durante i lavori della quinta Conferenza dell’episcopato latinoamericano.
Il motu proprio di Benedetto XVI – secondo le anticipazioni che si sono rincorse in questi mesi – consentirebbe la celebrazione della messa in latino senza intoppi burocratici, se a richiederla è un certo numero di persone. E’ di lunga data, d’altra parte, l’attenzione di Ratzinger verso la liturgia latina, che fin da quando era cardinale, riteneva tutt’altro che abolita dal Concilio, tanto da richiederne un maggior uso all’interno della Chiesa. A interessarlo, tuttavia, non è mai stato un ritorno esteriore al latino, bensì un ritorno allo «spirito» genuino della liturgia come mistero.
Un maggior ricorso alla lingua latina, per il futuro Benedetto XVI, era da favorire anche fuori dall’ambito strettamente liturgico. In latino è stato redatto anche il Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1996.
«Che il testo definitivo ufficiale non sia scritto in nessuna lingua nazionale odierna – scriveva l’anno successivo – mostra che nella Chiesa tutti sono a casa loro e che non esiste nessuna cultura dominante, alla quale le altre dovrebbero misurarsi e subordinarsi». In definitiva la lingua latina, «il cui uso nella Chiesa può e deve essere ancor più incentivato, può maggiormente avvicinare tra loro popoli dalle differenti lingue e culture».
Il cardinale Castrillon Hoyos, alla guida della Commissione istituita nel 1988 da Giovanni Paolo II per favorire il ritorno nella Chiesa degli scismatici tradizionalisti seguaci dell’arcivescovo Marcel Lefebvre, ha sottolineato come essa oggi, «per volontà del Santo Padre», estenda il suo servizio «a soddisfare le giuste aspirazioni di quanti, per una sensibilità particolare e pur senza vincoli con i gruppi scismatici, desiderano mantenere viva l’antica liturgia latina nella celebrazione dell’eucaristia e degli altri sacramenti».
Benedetto XVI, «che fu per alcuni anni membro di questa Commissione – ha osservato Castrillon Hoyos – desidera che essa si converta in un organismo della Santa Sede con la finalità propria e distinta di conservare e mantenere il valore della liturgia latina tradizionale». Tuttavia – ha aggiunto – «si deve affermare con tutta chiarezza che non si tratta di un ritorno indietro, di un regresso ai tempi anteriori alla riforma del 1970. Si tratta invece di un’offerta generosa del vicario di Cristo che, come espressione della sua volontà pastorale, vuole mettere a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina, che nel corso dei secoli hanno nutrito la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici».
CITTA’ DEL VATICANO (18 maggio) – «Non un ritorno all’indietro, ma un’offerta generosa del vicario di Cristo che metterà a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina, capaci da secoli di nutrire la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici».





















